Si fa un gran discutere dell’Intelligenza Artificiale soprattutto dal punto di vista etico: questa persona virtuale che diventa sempre più acuta ed impara a scimmiottare la personalità umana, sarà ad un certo punto effettivamente simile all’uomo? E come dovrà essere gestita, questa cosa? Ed inoltre: potrà costituire un pericolo per la razza umana?
Non sono interrogativi oziosi e nemmeno si tratta di problematiche di là da venire, perché gli sviluppi della tecnologia sono incredibilmente veloci e potremmo trovarci nei guai in men che non si dica.
Ma forse qualcosa attenterà molto prima al benessere dell’umanità: la quantità di energia e di risorse ambientali che l’IA richiede per il suo funzionamento.
Già adesso l’energia elettrica necessaria equivale al consumo annuale della Francia. È insomma come se fosse improvvisamente sorto, da un giorno all’altro, un nuovo Paese industrialmente avanzato da sostenere energeticamente.
Secondo un rapporto dell’ONU presentato la settimana scorsa, entro il 2030 le infrastrutture che servono l’IA richiederanno una mole di energia elettrica pari a 945 miliardi di chilowatt ogni ora! Una grandezza spaventosa che già comporta, e sempre più comporterà, la necessità di produrre tutta questa elettricità, il che significa un maggior impiego dei vituperati combustibili fossili, con aumento del loro prezzo (dato l’aumento della domanda) ed aumento soprattutto dell’inquinamento.
Come se non bastasse, per raffreddare l’enorme calore provocato da questa massa infinita di circuiti elettronici bisognerà utilizzare nel 2030 9,3 trilioni di litri d’acqua, vale a dire la quantità di cui ha bisogno tutta l’umanità in un anno e mezzo.
Difficile poter pensare che un andazzo del genere sia ecosostenibile. Questo potrebbe significare che l’umanità ed il pianeta andranno in grossa difficoltà ancor prima che l’Intelligenza Artificiale diventi quell’essere demoniaco che vorrà soppiantare l’uomo nel dominio del mondo.
lunedì 8 giugno 2026
L’IA E’ INNANZITUTTO UN PERICOLO AMBIENTALE
GRAZIE, TRUMP, PER AVERCI DIMOSTRATO CHE IL REGIME DI TEHERAN E’ INAMOVIBILE...
Alle volte mi domando cosa abbiamo fatto di male per meritarci Donald Trump.
È un elemento di disordine mondiale in servizio permanente effettivo, e ci vorrebbero ponderosi tomi per elencarne le malefatte.
Tuttavia per una cosa devo ringraziarlo: aver dimostrato che il regime iraniano non può essere spodestato.
Nel 1979 avevo dieci anni e l’Iran uscito dalla rivoluzione khomeinista, che aveva deposto lo Shah di Persia, già rompeva le scatole agli Stati Uniti ed al mondo occidentale: per oltre un anno, a partire da quella data e freschi del cambio di regime, i mullah, con la partecipazione entusiasta del loro braccio armato, i pasdaran, avevano già preso in ostaggio tutti i presenti nell’ambasciata americana a Teheran: un fatto di una gravità inaudita, assolutamente inedito nella storia.
Da quel momento è stata tutta una impressionante successione di azioni di disturbo, specie di tipo terroristico, quantomeno ispirate da Teheran, che si costruiva una dimensione geopolitica di potenza regionale attivando anche forze ad essa vicine, come Hezbollah in Libano.
Da quando ho cominciato ad interessarmi della politica internazionale, cioè a quindici anni, regolarmente mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se, finalmente, un presidente americano, invece di abbozzare per quieto vivere, avesse deciso di dare uno scossone all’Iran a suon di bombardamenti.
Ebbene, dal 1979 ne sono dovuti passare di presidenti finché qualcuno, e cioè Trump, ha lanciato un attacco militare a Teheran; quasi sempre insieme ad Israele. Prima ha cercato di obliterare i siti dedicati allo sviluppo della bomba atomica; quindi ha demolito postazioni militari, missilistiche ed infrastrutture con una potenza di fuoco veramente spaventosa.
Qual è stato il risultato? La Guida Suprema è morta, i dirigenti del regime sono stati decimati, ma politicamente non è cambiato niente salvo, forse, una leggera sopravvenuta preminenza dei pasdaran sugli Ayatollah. Di proteste popolari non vi è più nemmeno l’ombra, dopo repressioni ancora più feroci del solito.
Gli iraniani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz, fermando le esportazioni di petrolio dal Golfo Persico, con ricadute economiche e finanziarie mondiali, oltre ovviamente all’aumento del prezzo dei carburanti.
Insomma, Trump ha dimostrato che, nonostante una disparità eccezionale di potenza, il regime iraniano resta al suo posto, continuando a sparare missili dappertutto (dai Paesi rivieraschi fino ad Israele) ed è in grado di strozzare il Golfo Persico.
Quindi lo ringrazio, perché ci ha dimostrato che il regime iraniano è inamovibile. A meno che non si mettano gli “stivali a terra” (“boots on the ground”), cioè non ci si impegni ad una invasione di soldati. Ma al giorno d’oggi nessuno vuole farle più, queste cose. Oggi vogliamo risolvere tutti i problemi bombardando dall’alto, comodamente. Ma le cose non cambiano solo perché lo vuole Trump, per cui adesso sta rischiando una sonora sconfitta politica che, almeno spero, ridimensionerà il suo ego ipertrofico.
Trump è un essere talmente impresentabile che ha compiuto il capolavoro di far simpatizzare per l’odioso regime di Teheran.
BENVENUTI
Ricomincio da qui.
Libero.it ha deciso che il 9 giugno 2026 chiuderà tutti i blog ancora in funzione.
È il tramonto di quella che fu una gloriosa e pionieristica piattaforma.
Lo so, i blog sono stati dichiarati tramontati da almeno quindici anni, uccisi e sostituiti dai social network.
Tuttavia il mio blog compiva vent’anni proprio in questo 2026 e, scusate, la cosa mi dispiace.
Ricomincio dunque con Blogger, se a qualcuno potrà interessare.
L’IA E’ INNANZITUTTO UN PERICOLO AMBIENTALE
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