Alle volte mi domando cosa abbiamo fatto di male per meritarci Donald Trump.
È un elemento di disordine mondiale in servizio permanente effettivo, e ci vorrebbero ponderosi tomi per elencarne le malefatte.
Tuttavia per una cosa devo ringraziarlo: aver dimostrato che il regime iraniano non può essere spodestato.
Nel 1979 avevo dieci anni e l’Iran uscito dalla rivoluzione khomeinista, che aveva deposto lo Shah di Persia, già rompeva le scatole agli Stati Uniti ed al mondo occidentale: per oltre un anno, a partire da quella data e freschi del cambio di regime, i mullah, con la partecipazione entusiasta del loro braccio armato, i pasdaran, avevano già preso in ostaggio tutti i presenti nell’ambasciata americana a Teheran: un fatto di una gravità inaudita, assolutamente inedito nella storia.
Da quel momento è stata tutta una impressionante successione di azioni di disturbo, specie di tipo terroristico, quantomeno ispirate da Teheran, che si costruiva una dimensione geopolitica di potenza regionale attivando anche forze ad essa vicine, come Hezbollah in Libano.
Da quando ho cominciato ad interessarmi della politica internazionale, cioè a quindici anni, regolarmente mi sono chiesto cosa sarebbe accaduto se, finalmente, un presidente americano, invece di abbozzare per quieto vivere, avesse deciso di dare uno scossone all’Iran a suon di bombardamenti.
Ebbene, dal 1979 ne sono dovuti passare di presidenti finché qualcuno, e cioè Trump, ha lanciato un attacco militare a Teheran; quasi sempre insieme ad Israele. Prima ha cercato di obliterare i siti dedicati allo sviluppo della bomba atomica; quindi ha demolito postazioni militari, missilistiche ed infrastrutture con una potenza di fuoco veramente spaventosa.
Qual è stato il risultato? La Guida Suprema è morta, i dirigenti del regime sono stati decimati, ma politicamente non è cambiato niente salvo, forse, una leggera sopravvenuta preminenza dei pasdaran sugli Ayatollah. Di proteste popolari non vi è più nemmeno l’ombra, dopo repressioni ancora più feroci del solito.
Gli iraniani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz, fermando le esportazioni di petrolio dal Golfo Persico, con ricadute economiche e finanziarie mondiali, oltre ovviamente all’aumento del prezzo dei carburanti.
Insomma, Trump ha dimostrato che, nonostante una disparità eccezionale di potenza, il regime iraniano resta al suo posto, continuando a sparare missili dappertutto (dai Paesi rivieraschi fino ad Israele) ed è in grado di strozzare il Golfo Persico.
Quindi lo ringrazio, perché ci ha dimostrato che il regime iraniano è inamovibile. A meno che non si mettano gli “stivali a terra” (“boots on the ground”), cioè non ci si impegni ad una invasione di soldati. Ma al giorno d’oggi nessuno vuole farle più, queste cose. Oggi vogliamo risolvere tutti i problemi bombardando dall’alto, comodamente. Ma le cose non cambiano solo perché lo vuole Trump, per cui adesso sta rischiando una sonora sconfitta politica che, almeno spero, ridimensionerà il suo ego ipertrofico.
Trump è un essere talmente impresentabile che ha compiuto il capolavoro di far simpatizzare per l’odioso regime di Teheran.
lunedì 8 giugno 2026
GRAZIE, TRUMP, PER AVERCI DIMOSTRATO CHE IL REGIME DI TEHERAN E’ INAMOVIBILE...
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