Questa cosa di non replicare, di far finta di niente, di fare buon viso a cattivo gioco, in generale non la capisco e non la condivido; ma quando si tratta di Trump, non la capisco proprio e non la condivido per niente.
Sembra incredibile e fa capire in che tempi viviamo ed a che punto siamo giunti (“O tempora, o mores!”, “Che tempi, che costumi!”, si lamentava, invano, già Cicerone), ma quando un bullo diventa presidente degli Stati Uniti non dobbiamo stare sempre a considerare che è, comunque, il presidente degli Stati Uniti, ma dobbiamo concentrarci sul fatto che è un bullo: una brutta persona, cioè, che ha per comportamento abituale quello di minacciare, sopraffare, insultare, umiliare il prossimo che non gli si inchina e prostra davanti.
Quando il gradasso della Casa Bianca ha postato sul suo odioso social personale, Truth, il concetto – assurdo e ridicolo – che la Meloni lo aveva implorato di farsi un selfie con lui, la nostra premier ha risposto per le rime con un video social. Ma poi la parola d’ordine del governo è stata di non disertare le celebrazioni dell’anniversario dell’indipendenza americana (sono 250 anni) ed il party all’ambasciata americana a Roma. Il capo del governo non ci è andato, ma il ministro degli Esteri Tajani e mezzo governo sì.
ERRORE!
La prima cosa da fare era disertarlo: “Festeggiatevi tra voi”, questo doveva essere il messaggio.
Infatti questo fair play italiano è stato subito frainteso da Trump che ha fatto un altro post orribile, dicendo che per la Meloni ci vorrebbe un “ordine restrittivo”, come si fa per allontanare gli stalker dalle vittime: intendendo, ovviamente, che lo stalker era la Meloni e lui, povero Donalduccio, la vittima.
La premier ha deciso stavolta di non replicare, anche se al summit della NATO in Turchia si è dimostrata freddissima verso il presidente americano: il quale ha bellamente continuato a svillaneggiare la NATO ed i premier europei anche ad Ankara.
È notorio che i bulli si devono affrontare con determinazione, perché altrimenti si sentono autorizzati a proseguire nella loro condotta. Spesso, quando lo si fa, si scopre pure che di fondo nascondono una certa vigliaccheria, anche perché di solito un bullo fa il bullo con i più deboli o con chi si mostra tale.
“Chi si fa pecora, il lupo se la mangia”: questo antico proverbio italiano conferma ancora una volta che la saggezza popolare secolare capisce le cose molto prima di noi e che difficilmente c’è qualcosa di nuovo sotto il sole: sono dinamiche antiche, conosciute, magari solo chiamate con altri nomi.
Dunque che cosa bisognerebbe fare quando Trump insulta il nostro capo del governo? Le cose che si fanno quando ci si trova di fronte ad un incidente diplomatico, perché di questo si tratta: convocare l’ambasciatore americano e fargli una sonora lavata di testa, di quelle dove gli si grida addosso per un’ora, sbattendo i pugni sul tavolo. Al secondo incidente, richiamo a Roma dell’ambasciatore italiano a Washington “per consultazioni urgenti”. E poi si continua nell’escalation: espulsione dall’Italia di dipendenti dell’ambasciata americana, a cominciare dai gradi più bassi fino a minacciare l’ambasciatore in persona.
Insomma, bisogna metterla giù dura per vedere fin dove veramente Trump è capace di arrivare. Sono arcisicuro che nemmeno lui può accettare di mettersi contro tutto il mondo, e specialmente gli alleati storici degli USA.
Bisogna comunque dire che, in effetti, nessun Paese occidentale ha voluto imbarcarsi nell’avventura di affrontare a muso duro Trump, tranne un po’ la Francia. Ma quello che io vedo è che continuare a dire che non è successo niente, che i rapporti con gli Stati Uniti sono ottimi, che “mai nessun ci dividerà, tra-lla-lla-lla-llà”, come nella canzoncina dei tre piccoli porcellin, non serve proprio a niente, se non a confermare Trump nella convinzione che il bullismo sia la cifra stilistica della moderna politica internazionale.
In cauda venenum, bisogna aggiungere che la Meloni questi comportamenti se li è cercati, come non ha mancato di far notare l’opposizione. A cosa è servito fare la super-trumpiana, la suffragetta MAGA, l’alleata di ferro? A niente, solo a mettere nella testa di Trump l’idea che fosse una donnina insignificante che lui avrebbe potuto rigirarsi come gli pareva.

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